La Cervelletta e il suo Borghetto: un bando di assegnazione con diverse “ombre” da chiarire

9 giugno 2015 - Prendiamo spunto da una lettera giunta ieri sera in redazione per riprendere la “strana” storia dell’assegnazione del Casale della Cervelletta al fine di farne un progetto che somiglia molto ad un agriturismo. Una storia che ha ancora tante ombre da chiarire e sulla quale anche il Presidente del IV Municipio Emiliano Sciascia ha espresso alcuni dubbi che, secondo noi, non sono stati affatto chiariti. Perché emettere un bando di assegnazione sulla tenuta della Cervelletta se quell’area era già ben curata dai volontari del territorio? Perché non è stata data precedenza ai braccianti che da cinque generazioni coltivano la tenuta? Perché ora queste persone dovrebbero lasciare le abitazioni nel Borghetto e i propri ricordi in nome di una logica politica spartitoria non condivisa dagli abitanti del territorio? Perché Roma Natura e l’Associazione Insieme per l’Aniene non hanno fatto sentire la loro voce su questo “esproprio” che avviene su un’area “tutelata” come il Parco naturale della valle dell’Aniene? Perché il Presidente del IV Municipio e la sua Giunta, che ben conoscono la storia di questo territorio, hanno permesso che accadesse tutto questo restando semplici osservatori e confermando, di fatto, lo scarso potere decisionale che hanno sulle questioni che riguardano direttamente i residenti di quest’area? Tante domande e ben poche risposte che lasciano inalterate alcune ombre che devono essere chiarite al più presto prima che si insinui il tarlo del dubbio nella testa degli abitanti del tiburtino. Se qualcuno ritenesse di avere queste risposte, saremo ben lieti di pubblicarle perché noi desideriamo solo la tutela del bene pubblico e su questo chiediamo “garanzie”.
Buonasera, sono una cittadina di Colli Aniene e da anni seguo le vicende del Castello della Cervelletta, nessuno però ha mai scritto che nelle abitazioni rurali in via della Cervelletta, quelle vicine al castello, abitano ancora gli ex braccianti che coltivavano la tenuta e che abitano li da 5 generazioni…. Si dice soltanto che ci deve essere l’esproprio, nessuno dice però che alle persone che abitano in quelle case da sempre non è stato offerto un rimborso, in quanto le case sono diventate di proprietà del comune, e alle famiglie che risiedono ancora li hanno offerto solo 6 anni di affitto in altro luogo e poi niente altro! Neanche un alloggio popolare! QUESTO NON E’ CERTAMENTE GIUSTO!
Ci sono delle persone anziane che sono nate in quelle case e che hanno ricordi dei loro nonni che già vi abitavano e che sono stati liquidati, dopo anni di lavoro nei campi, proprio con la casa stessa, sulla parola però, senza un atto che avvalorasse questa parola data! Sfruttando l’ignoranza dei poveri braccianti la proprietà evitò in questo modo di pagare le liquidazioni, quando vendettero la tenuta vendettero semplicemente tutto quello che c’era compresi gli alloggi degli ex braccianti agricoli.
Allora perché invece di pensare ad un agriturismo o ad un albergo diffuso o altro, non si pensa a sostenere queste persone che hanno sempre abitato quelle povere casette? Cosa si toglierebbe al parco se quelle famiglie restassero nelle loro abitazioni? Perché il comune non pensa ad una ristrutturazione di quelle casette, facendo poi pagare un minimo di affitto a scopo di recupero delle spese del restauro? Perché non si consente ai legittimi abitanti del Borghetto di diventare proprietari effettivi delle case che abitano da quasi due secoli?
Sarebbe giusto, se proprio non si potesse fare diversamente, assegnare degli alloggi popolari a quelle famiglie non vi pare? Ancora più giusto sarebbe consentire loro di restare dove sono, nelle terre che hanno coltivato per anni, dove sono le loro radici e tutti i loro ricordi.
Cerchiamo di immedesimarci un po’ con queste persone che negli anni hanno visto la città crescere intorno a loro ed arrivargli vicinissima pronta a divorarli….Quelle casette ci sono da prima che venisse costruito Tiburtino terzo e Colli Aniene!! – Laura (P.S.: Le cose che ho scritto non me le sono inventate, le ho sapute parlando con gli abitanti del Borghetto

Antonio Barcella
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