Storia e curiosità sui Personaggi delle vie di Colli Aniene: Caterina Martinelli

22 ottobre 2014 – Una lapide posta in via del Frantoio ricorda a perenne memoria il sacrificio di una mamma del nostro territorio passata alla storia, forse, per caso: Caterina Martinelli. A lei è stata dedicata una via di Colli Aniene che costeggia il parco naturale della Cervelletta, uno dei luoghi più belli del tiburtino. Una eroina, una popolana, una mamma o semplicemente una persona speciale alla quale l’Associazione Vivere a Colli Aniene ha dedicato un premio letterario che sta assumendo una certa importanza a livello nazionale con una partecipazione crescente negli anni. Nei nostri articoli del passato, spesso, abbiamo fatto riferimento alla storia di questa donna che ha perso la propria vita proprio nel nostro territorio durante una guerra che oggi ci appare lontana. Per chi non la conoscesse ancora, riportiamo di nuovo l’episodio in cui perse la vita cercando di inquadrare il periodo storico che portò fame, violenza, sacrifici umani in nome di una guerra che non trova ancora alcuna giustificazione.
Durante i primi giorni di aprile del 1944, dopo il catastrofico e lungo inverno, le condizioni alimentari si fecero intollerabili portando allo stremo la popolazione romana. La criticità maggiore si verificò nel settore del pane, peggiorando in modo drammatico con l’avvicinarsi del fronte. A ridosso dei primi giorni di maggio, a causa dei disordini creati dal conflitto e le notevoli difficoltà di collegamento che rendeva i trasporti estremamente complessi, la distribuzione ufficiale di alimenti subì un’ulteriore diminuzione anche perché, nella confusione generale, qualcuno ne approfittò facendo circolare carte false per il pane e vendendo di contrabbando ingenti quantitativi di farina destinati alla distribuzione ufficiale. Protagoniste di un così oscuro periodo sono le donne che da sole, con ogni mezzo, con l’astuzia o la violenza, tentarono di sopravvivere alle miserie della guerra. È così che avvennero i primi assalti ai forni, destinati a diventare sempre più frequenti. Al Tiburtino III alcune donne provarono a penetrare all’interno di un deposito di granaglie. Un milite della Pai, preso dal panico, sparò con la sua arma colpendo Caterina Martinelli che teneva in braccio la più piccola di sette figli, ancora lattante, e aveva una grossa pagnotta stretta al petto. Il luogo dell' uccisione diventò subito meta di pellegrinaggio, un cartello recitava: "Qui i fascisti hanno ammazzato Caterina Martinelli, una madre che non poteva sentir piangere dalla fame, tutti insieme, i suoi figli". Parole che furono riportate sulla lapide che ancora ricorda il sacrificio di una delle tante mamme caduta per proteggere i propri figli da una guerra che non comprendeva.

Antonio Barcella
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