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Le “favelas” del Tiburtino – Baraccopoli e occupazioni su tutto il territorio

10 settembre 2018 - Con il termine favela si indicano le baraccopoli brasiliane, costruite generalmente nella periferia delle maggiori città. Le abitazioni sono costruite con diversi materiali, da semplici mattoni a scarti recuperati dall'immondizia e molto spesso le coperture sono precarie o addirittura inesistenti. Problemi comuni in questi quartieri sono il degrado, la criminalità diffusa e gravi problemi di igiene pubblica dovuti alla mancanza di idonei sistemi di fognatura e acqua potabile.
Questo fenomeno dovuto alla povertà e all’emarginazione si sta intensificando anche nella nostra periferia pur se chiamato in maniera diversa: insediamenti abusivi, villaggi, occupazioni di edifici abbandonati. Soprattutto nel tiburtino si assiste impunemente al proliferare di questa situazione e gli interventi di sgombero non fanno altro che spostare di poche centinaia di metri il degrado che accompagna questi insediamenti spontanei. È notizia di pochi giorni fa dell’intervento delle forze dell’ordine in via Raffaele Costi per liberare un edificio noto per la sua criticità sociale dove vivevano circa duecento persone di etnia diversa che in comune avevano solo la loro disperazione. Una bomba sociale che andava disinnescata prima della sua deflagrazione. Un’ immensa discarica circondava tutto lo stabile e già nel passato aveva creato pericolo per gli occupanti e per il territorio intorno a causa di un rogo gigantesco. Luogo di spaccio e di illegalità dove vivevano uno accanto all’altro individui di nazionalità diversa alla ricerca del “sogno europeo” che per molti resterà soltanto qualcosa che assomiglia ad un incubo. Il concetto o il progetto di “accoglienza”, che riempie le bocche di tanti politici, è naufragato prima di partire. Occorre prendere atto che non siamo in grado di assistere nessuno o non abbiamo le risorse necessarie per farlo e questo crea solo altra disperazione.
Se non siete mai entrati in un insediamento rom o in uno di questi fatiscenti stabili occupati del tiburtino, probabilmente non avete mai osservato il pericoloso stato igienico sanitario di quei luoghi, il sovraffollamento delle abitazioni, la violenza e la prevaricazione che vi regna impunemente e dove spesso la legge chiude gli occhi, dove è più importante apprendere come delinquere che imparare a leggere e scrivere. Ma credete che questa situazione non si conosca? Nella nostra cara Italia si preferisce ignorare che affrontare quello che è complesso e difficile, si preferisce non sapere che rivendicare i nostri diritti. Tutti conoscono bene come funzionano le cose in questa nazione ma poi ci si stupisce del politico che ruba, del ponte che crolla, degli edifici che diventano macerie alla prima scossa di terremoto, delle centinaia di morti e di invalidi sulle strade incontrollate del nostro sistema viario, dei numerosi casi di tumore che non si riescono mai ad associare ai roghi tossici, all’inquinamento industriale, all’amianto presente ancora in tanti edifici.
Tornando al tema dell’articolo, con le nostre politiche sbagliate stiamo creando tanti ghetti che prima o poi ci presenteranno il conto. Luoghi dove regna angoscia e disperazione e dove la legge resta fuori e si fa sentire solo con operazioni di sgombero che spostano il problema da un punto all’altro del territorio. Chi è fuggito dall’edificio di via Raffaele Costi prima dell’arrivo della polizia, ha trovato rifugio nell’ex fabbrica di penicillina di via tiburtina o in uno dei tanti insediamenti rom abusivi (o spontanei) presenti nel IV Municipio da dove potranno continuare a “vivere” con espedienti al limite o oltre la legalità, aumentando il degrado e la paura dei quartieri vicini.
Prossimamente, come annunciato da vari quotidiani, si procederà all’operazione di sgombero della ex fabbrica posizionata vicino al quartiere di San Basilio e circa 500 persone si disperderanno in cerca di nuovi rifugi in fabbriche, casali ed edifici abbandonati del tiburtino. Non è un gioco, è solo mancanza di idee e di soluzioni adeguate.

Antonio Barcella
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