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Sprechi e cattiva gestione di alcuni progetti pubblici a Colli Aniene (Prima parte)

28 gennaio 2019 - Puntualizziamo subito che Colli Aniene è tutt’ora uno dei quartieri più belli e più vivibili di tutta la Capitale ma, nel passato e nel presente, ci sono stati progetti quantomeno discutibili messi in campo dalla pubblica amministrazione i cui fondi potevano essere utilizzati in maniera diversa. In alcuni casi si sono rivelati come autentici sprechi e in altri le opere sono state lasciate al proprio destino di incuria e abbandono. Lavori realizzati solo per spendere il denaro del contribuente attraverso un sistema burocratico composto da scatole chiuse dove i dipartimenti non si parlano e non si passano le consegne relative alla manutenzione e alla gestione dei beni. E, se non si parlano tra di loro, figuratevi se parlano con le organizzazioni presenti nel quartiere che certamente conoscono il territorio molto meglio di loro. Colli Aniene poteva trasformarsi da crisalide in farfalla ma il suo volo è stato frenato da una serie di “errori” da parte delle amministrazioni pubbliche di turno.

Ciclabile di viale Bardanzellu – Un progetto che fu ostacolato fin dall’inizio da parte dei residenti per come era concepito e non certo per la sua utilità. I cittadini dimostrarono che per arrivare da viale Togliatti all’ingresso del Parco Naturale della Cervelletta potevano essere disegnati percorsi meno invadenti e pericolosi. Prima di questo progetto esistevano già problemi di viabilità e sicurezza concentrati nella prima inversione di marcia su viale Bardanzellu e nell’incrocio di viale Bardanzellu con via Balabanoff. La costruzione della ciclabile avrebbe accentuato questi problemi aumentando notevolmente la pericolosità per la viabilità. Un progetto che arrivava dopo il fallimento della pista ciclabile di viale Palmiro Togliatti poco frequentata a causa delle continue interruzioni del percorso e per la mancanza di servizi di custodia nel punto di arrivo alla Stazione Metro di Ponte Mammolo. Alla fine il progetto della ciclo-pedonale di viale Bardanzellu fu modificato creando scivoli e punti di accesso sui marciapiedi laterali affinchè il denaro pubblico già stanziato arrivasse alla ditta appaltatrice dei lavori. In questo modo ci ritroviamo un moncone di opera che un giornale ha definito “la pista ciclabile più corta del mondo”.

Illuminazione Parco Baden Powell - L’impianto fotovoltaico realizzato nel parco Baden Powell nell’anno 2002 con tecnologia ecologica sperimentale e finanziato con il denaro pubblico attraverso un progetto della giunta Veltroni non è mai stato preso in carico dal Patrimonio di Roma Capitale e, quindi, la sua manutenzione non rientra nella responsabilità di alcun ente. Una storiaccia di sprechi e “mala gestione” in cui un bene pubblico fu abbandonato all’incuria e al degrado fino al suo spegnimento pressoché totale. Tanti incontri ci sono stati su questa materia tra le rappresentanze territoriali (2011, 2013 e 2015) e i dirigenti di ACEA e del Municipio per ottenere l’unica risposta che si tratta di un IMPIANTO ELETTRICO DI DIFFICILE GESTIONE che non può essere ripristinato per le pessime condizioni in cui è ridotto. Inutile rammentare che le vaghe promesse di sostituirlo con un altro impianto più efficiente si sono risolte con un nulla di fatto.

Percorso ginnico attrezzato nei pressi del Casale della Cervelletta – Era il 2013 quando ci fu segnalata una nuova storia di spreco di denaro pubblico nell’area naturalistica della Cervelletta. Ci riferiamo al percorso ludico-ginnico attrezzato posto sotto l’area degradata delle stalle che pochi mesi dopo la sua costruzione era già completamente invaso da sterpi ed erbacce visto lo scarso uso da parte dei residenti. Ricordiamo che quando l’area fu “attrezzata” rimasero sorpresi anche i membri dell’associazione che custodiva il Casale e l’area dell’oasi naturalistica perché si faticava a capirne le possibilità di utilizzo per la sua locazione lontana dal quartiere e di difficile impiego. Dopo pochi mesi dalla realizzazione le panchine finirono soffocate da un groviglio di rovi ed erbacce che impedivano perfino il tentativo di raggiungerle.

Abbandono del parco di piazzale Loriedo – Fiore all’occhiello di Colli Aniene e uno dei pochi progetti in cui aveva funzionato l’affido del parco pubblico ad una società privata che lo curava e gestiva al meglio. Prati curati, pulizia dell’area, manutenzione generale del verde e degli spazi sono ormai solo un lontano ricordo e il parco da luogo di aggregazione e incontro è diventato una landa desolata con l’erba alta come le savane, gli alberi caduti a terra e le fontane che non funzionano più. Da diverso tempo il parco non è più accessibile agli utenti a causa di un contenzioso in essere di carattere Penale al quale l’amministrazione capitolina ha risposto con una rigidità e una prova muscolare che non è stata adottata per casi molto più gravi dove i cittadini stanno ancora pagando i mutui accesi da imprenditori senza scrupoli su aree verdi assegnate in adozione. La storia parte l’8 agosto 2017 ossia dal provvedimento di sequestro della struttura in gestione al Bar Dolce e Salato eseguito dal IV gruppo della Polizia Locale in esecuzione della D.D. 1046/2016 del 20-7-2016 e della D.D. 1099/2016 del 5-8-2016 del IV Municipio. Il destino dell’area verde di piazzale Loriedo appare sempre più fosco e tutto questo grazie alla rigidità di un’amministrazione locale che mette i suoi principi perfino davanti al bene e agli interessi della comunità. Quello che non comprendiamo è che questa area verde non rientra nel provvedimento di chiusura che ha interessato il manufatto del Bar Dolce e Salato e quindi non si capisce perché risulti chiusa. Questo stato di abbandono e di disfacimento compromette tutto l’investimento fatto a suo tempo dall’amministrazione capitolina nell’ambito del progetto delle 100 piazze e si rivela come un autentico spreco del denaro della comunità. Anche quando sarà finito il contenzioso, difficilmente la piazza tornerà al suo splendore perché occorreranno stanziamenti piuttosto gravosi per riportarla ai fasti di un tempo. La piazza inaugurata il 29 febbraio 2008 doveva diventare uno dei fulcri della socialità del quartiere, luogo di svago per adulti e bambini ma, grazie alla miopia di chi avrebbe dovuto amministrare questo territorio a vantaggio dei residenti, ci ritroviamo con “una selva oscura” al posto di un magnifico parco. Ultima considerazione, ma molto importante, è che l’esistenza di un contenzioso ancora non concluso potrebbe portare i giudici a dare ragione al gestore del bar. In questo malaugurato caso l’amministrazione capitolina (e pertanto i cittadini romani) sarebbe costretta a versare un cospicuo risarcimento danni alla parte avversa.

L'articolo prosegue al link: Sprechi e cattiva gestione di alcuni progetti pubblici a Colli Aniene (Seconda parte)

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